In cucina, seduti intorno al tavolo ancora apparecchiato, il nonno, la nonna, la mamma. Argomento della conversazione: la mia laurea ormai prossima. Io, nella stanza accanto, distesa sul letto, leggo Uno studio in rosso. Niente come Arthur Conan Doyle mi concilia il sonno dopo pranzo e ho già le palpebre che si appesantiscono e calano, quando le onde sonore emesse oltre la parete superano cemento e intonaco e raggiungono le mie orecchie, cosa piuttosto prevedibile, considerando la semi-sordità di due terzi delle persone presenti nella stanza.
MAMMA: "Ma per la laurea bisogna fare un regalo?"
NONNA: "Sì, ci tocca, un pensierino, qualcosa di piccolo."
GOGO: "Eh, no, le fate un bel regalo invece, qualcosa che le rimanga, da parte mia!"
NONNA: "E cosa, un elicottero?"
GOGO: "No. Io voglio regalarle un orologio d'oro."
NONNA: "Figurati, ne ha già uno, quanti orologi vuoi che le servano!?"
GOGO: "Beh, quando io mi sono laureato, mi hanno regalato un orologio e ce l'ho ancora, è qualcosa che ti resta tutta la vita."
NONNA: "No, ha già perso il braccialetto d'oro che le aveva regalato la Giorgia, di sicuro perderebbe anche questo."
Ah, già, penso io, il braccialetto d'oro della Giorgia. Quello per cui ho pianto per ore, all'idea di aver smarrito un oggetto di valore. Quello per cui sono stata a battere la strada metro per metro, avanti e indietro sempre sugli stessi passi, nel buio, quella sera di Dicembre, sperando di ritrovarlo. Quell'unica cosa che ho perso in vita mia, quattro anni fa, e che non è stata ancora dimenticata -e non solo da me- a quanto pare.
MAMMA: "Vedi, se avesse i buchi si potrebbe regalarle degli orecchini con il brillantino!"
NONNA: "Ecco, se si fa i buchi, le regaliamo gli orecchini."
E se io non avessi la minima intenzione di farmi i buchi, come in effetti si dia il caso che sia?! Non sono bastate le ultime due paia di orecchini che mi avete regalato, considerando che neanche la prima, nè le seconda volta, avevo i famigerati buchi per appenderceli? Beh, in fondo il cassetto è grande, altre 6-7 confezioni ci possono stare comodamente. Se non altro starebbero in buona compagnia.
Cara nonna, non temere. Non li voglio, i vostri regali. Non mi interessa l'ennesima manifestazione di ipocrisia, l'ennesima cosa fatta tanto per fare, l'ennesimo regalo acquistato per puro senso dell'opportunità invece che per desiderio o affetto. Non vale la pena spendere il vostro prezioso denaro per qualcosa che tanto di sicuro perderei, o disprezzerei, o svaluterei con la mia goffaggine, hai pienamente ragione, quindi lascia perdere. Non volevo i tuoi regali quando mi regalavi jeans taglia 40 e avevo una 44, non li volevo quando per il mio ultimo compleanno mi hai regalato un vestitino taglia 44 quando da due anni ho una 40, non voglio regali che diventano mortificazioni continue. Sei anni fa mi hai tirato dietro le tavolette di cioccolato pregiato che avevo scelto accuratamente come pensiero natalizio, conoscendo la tua golosità, perchè "non volevi la mia elemosina". Ebbene, nonna cara, io non voglio la tua. Non chiedo elicotteri, orologi d'oro, vestiti. Chiedevo una porta aperta, ma mi è stata negata. Ora ho imparato a non chiedere niente. Non ho ancora imparato a non soffrire più (come mi ero ingannata, in proposito), ma ho imparato a costruire muri con cui proteggermi. Bel regalo, mi è stato fatto. Bello davvero.
Penso che la prossima letterina che scriverò, sarà a Babbo Natale. Ci sono più possibilità che mi dia bado.
L’amore di un essere umano per un altro è forse la prova più ardua, per ciascuno di noi, la testimonianza più alta di noi stessi; l’opera suprema di cui le altre non sono che la preparazione. E’ per questo che tutti gli esseri giovani, nuovi in ogni cosa, non sanno ancora amare; hanno da imparare… (...). Amare non è fin dall’inizio darsi, unirsi a un altro. Cosa sarebbe l’unione di due esseri ancora imprecisi, incompiuti, dipendenti? L’amore è l’occasione unica di maturare, di prendere forma, di divenire un mondo per l’amore dell’essere amato. E’ un’alta esigenza, un’ambizione sconfinata che fa di colui che ama un eletto chiamato dall’immensità. Quando l’amore si presenta, i giovani non dovrebbero vedervi che l’obbligo di lavorare su se stessi. Perdersi in un’altra persona, darsi a un’altra, tutte le maniere di unirsi, non sono ancora per loro. Prima è loro necessario tesaurizzare, accumulare molto. Il dono di sé è un compimento.
R. M. Rilke, Lettere a un giovane poeta
Era da diversi anni che non mi confessavo. Devo ammettere in me una forte ritrosia al rivelare i lati oscuri, un pudore ostinato che mi trattiene dal mostrare i miei punti deboli, specie se conosco la persona che mi sta innanzi, per paura che possa a quel punto stimarmi di meno. Se si unisce questo spiacevole aspetto caratteriale a un altrettanto spiacevole episodio che mi è capitato nel confessionale l'ultima volta che, facendomi coraggio (o violenza, a volerla dire tutta), ho messo il piede oltre il famigerato scalino ligneo, la fuga era scontata.
Caro signore,